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Antichissima e misteriosa, la shungite è una roccia precambriana, cioè formatasi oltre 2 miliardi di anni fa, quando sulla Terra esistevano solo forme di vita microscopiche. Si trova quasi esclusivamente in Carelia, una regione nel nord-est della Russia, nei pressi del lago Onega e del villaggio di Shunga, da cui prende il nome.

Dal punto di vista geologico, non è né carbone né un minerale classico: rappresenta uno stadio di transizione tra carbonio amorfo e grafite, probabilmente derivato da antichi organismi come cianobatteri e sedimenti marini. La sua origine è ancora oggetto di studio ed esistono diverse teorie a riguardo: dopo l’ipotesi biologica, esistono ipotesi di origine vulcanica e persino cosmiche, legate a possibili impatti di meteoriti.

Dalla “pietra d’ardesia” alle Acque Marziali

La shungite è conosciuta già dal XV secolo dalle popolazioni locali che la utilizzavano col nome “pietra d’ardesia” per scopi pratici, principalmente come pigmento nero o come rivestimento protettivo, ma la vera notorietà arrivò solo nel XVIII secolo grazie allo Zar Pietro il Grande.

Secondo la leggenda, una contadina, Xenia Rodionova, guarita da una malattia cardiaca con l’acqua di una sorgente nera, ne diede notizia allo Zar, che soffriva di epilessia; lo Zar Pietro provò su di se le proprietà benefiche dell’acqua “shungizzata” e ne rimase talmente stupito che, nel 1714, fondò in quel luogo il primo centro termale russo, le celebri “Acque Marziali”, in onore del dio Marte. Ordinò quindi ai suoi soldati di soggiornare 15 giorni all’anno nella località termale, e di portare con sé una pietra di ardesia durante le campagne militari, per purificare l’acqua e prevenire le malattie.

Dopo la morte di Pietro il Grande, le terme vennero abbandonate e la shungite cadde in un periodo di oblio. Fu riscoperta solo nel XX secolo, quando alcuni scienziati individuarono al suo interno delle speciali molecole di carbonio dalle proprietà davvero interessanti, i fullereni, la cui scoperta valse un Premio Nobel per la Chimica nel 1996 .


Il segreto dei fullereni del carbonio

La shungite è composta principalmente da carbonio, in percentuali che variano dal 10% fino al 98% nelle forme più pure (shungite Élite). Accanto al carbonio, contiene silicati, cenere, ossidi di ferro, rame, alluminio, potassio e altri oligoelementi.

La sua unicità deriva dalla presenza dei fullereni (C60 e C70): strutture di carbonio a gabbia sferica  (di 60 o 70 atomi) che ricordano un pallone da calcio. La loro presenza (variabile dallo 0,001 allo 0,1%) spiega molte delle proprietà catalitiche e di assorbimento uniche della shungite. I fullereni agiscono come trappole per i radicali liberi e sono quindi potenti antiossidanti.

Dal punto di vista fisico, la shungite presenta le seguenti caratteristiche:

Aspetto: Dal nero lucido e vitreo fino al nero opaco, a volte con una sfumatura grigiastra o rossa. La frattura è irregolare, a scaglie. Al tatto rilascia una fuliggine nerastra.
Durezza: 3-4 sulla scala di Mohs. Abbastanza morbido da poter essere tagliato e levigato, ma comunque resistente.

Densità: 1,8-2,4 g/cm³ (molto più leggero della maggior parte delle pietre).

Conducibilità elettrica! Questa è una delle proprietà più sorprendenti. La shungite conduce la corrente elettrica, a differenza della stragrande maggioranza delle rocce.
Resistenza al calore: Non brucia nel fuoco, si riscalda soltanto. Nell’aria ad alte temperature, si ossida.


Tipi di shungite e come scegliere quella giusta

Non tutta la shungite è uguale. La classificazione dipende dal contenuto di carbonio:

Tipo 1 – Shungite Élite

  • 98 – 99% carbonio
  • aspetto lucido/vetroso
  • ricca di fullereni
  • fragile, a scaglie, non lavorabile
  • ideale per trattare l’acqua
  • molto rara e costosa, in media il prezzo per 100g è di 70 – 100

Tipo 2

  • 30 – 70% carbonio
  • aspetto lucido/opaco
  • lavorabile (gioielli e oggetti)
  • contiene altri minerali

Tipo 3 e inferiori

  • meno del 30% carbonio
  • uso principalmente industriale

Shungite Elite cristallizzata -50 g
Piramide di Shungite 5 x 5 cm

Utilizzi

  • Purificazione dell’acqua

L’acqua “shungizzata” è uno degli utilizzi più diffusi. Grazie alla sua struttura, la shungite è ritenuta capace di:

  1. assorbire cloro, metalli pesanti e impurità
  2. ridurre batteri e microrganismi
  3. migliorare gusto e qualità dell’acqua
  4. energizzare l’acqua rendendola “viva”

Preparazione tradizionale:

  • Utilizza circa 100 g di shungite (esclusivamente tipo I / Élite) per 1 litro d’acqua.
  • Pulisci bene le pietre che andrai ad utilizzare sotto l’acqua corrente ed elimina eventuali residui, ripeti questa operazione almeno 3 volte!
  • Posiziona le pietre in una caraffa e aggiungi l’acqua che desideri.
  • Lascia riposare dai 3 ai 5 giorni senza agitare.
  • Travasa l’acqua trattata in una nuova caraffa, senza agitare il fondo.

⚠️ Nota importante: solo la shungite di Tipo 1 (Élite) è considerata adatta a questo uso. Le varietà inferiori possono contenere ossido di alluminio e altri composti potenzialmente tossici che potrebbero disperdersi nell’acqua.

  • Protezione energetica e radicamento

Nelle pratiche olistiche, la shungite è vista come una pietra “radicante”, collegata all’energia della Terra. Viene utilizzata per:

  • schermare dai campi elettromagnetici (EMF)
  • assorbire le energie pesanti
  • creare una sensazione di stabilità e sicurezza
  • ridurre stress e sovraccarico mentale

Utilizzi pratici

  • Oggetti e gioielli: pendenti, piramidi, sfere
  • Ambienti domestici: posizionala vicino a dispositivi elettronici
  • Meditazione: per favorire concentrazione e radicamento

Combinazioni con altre pietre

La shungite viene spesso associata ad altri minerali per potenziarne l’effetto:

  • Tormalina nera: protezione energetica più intensa
  • Quarzo ialino: amplificazione dell’energia
  • Ematite: maggiore radicamento
  • Quarzo fumé: lavoro su paure e tensioni emotive

Pulizia e mantenimento

Essendo considerata una pietra “assorbente”, si consiglia di effettuare una pulizia periodica.

Metodi consigliati:

  • risciacquo sotto acqua corrente (ogni 2–3 settimane)
  • contatto con la terra (per “scaricare” l’energia accumulata)

Evitare immersioni prolungate in acqua salata o trattamenti aggressivi.
Evitare l’esposizione prolungata al sole.


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